pirona
Data di pubblicazione: 17 maggio 2016

Le idee che mi passano per la testa in questi giorni sono tantissime. Vorrei parlarvi di tutto, mi si accavallano i pensieri e anche le parole. Ma c'è un luogo dove la mia testa continua a riportarmi, nonostante cerchi di concentrarmi su altro: è Trieste, la meta del prossimo viaggio Bloom, in partenza ai primi giorni di giugno. Vuoi per motivi strettamente organizzativi (ci sono ancora tante cose da preparare prima della partenza!!!), vuoi, soprattutto, perchè fin dalla mia prima visita, ormai qualche anno fa, il fascino di questa austera signora mi ha letteralmente rapito.

Chiudo gli occhi e mi sembra quasi di sentire il passo di James Joyce risuonare in via Dante; fu proprio a Trieste che lo scrittore irlandese iniziò a scrivere il capolavoro Ulisse. Amava passare molti dei suoi pomeriggi al Caffè Stella Polare e alla Pasticceria Pirona, dove degustava un tradizionale Presnitz. Il flusso di coscienza era sicuramente alleggerito e più prolifico mangiando il delizioso dolce e sorseggiando uno dei caffè più buoni del mondo! 

E’ Trieste infatti la città italiana che vanta il rito del caffè, assolutamente sacro e assolutamente da rispettare. Una scherzosa leggenda popolare racconta che persino ai bimbi appena nati fosse dato un goccio di caffè dentro il latte per preparare i nascituri ad una delle gioie della vita per i triestini: una buona tazza di caffè. Nella capitale mitteleuropea tra Ottocento e Novecento, artisti e scrittori si riunivano nel salotto a cielo aperto di Piazza Unità d’Italia, crogiolo di arte e cultura.

Joyce, Italo Svevo, Umberto Saba frequentavano i locali per il rito del caffè e ne avevano imparato il particolare vocabolario: un semplice espresso è il “nero”, il macchiato viene chiamato “capo”, mentre il “capo in b” è il macchiato servito in un bicchierino di vetro. Poco distante dalla Pasticceria Pirona, al Caffè San Marco, non è difficile incontrare Claudio Magris, scrittore mitteleuropeo moderno, mentre sorseggiando un caffè si dedica alla stesura del suo nuovo libro e scrive: “I caffè sono un luogo in cui si può stare contemporaneamente soli e tra la gente”.

Le due parole caffè e letteratura si uniscono così in molti caffè letterari che storicamente hanno ospitato nomi del calibro di Franz Kafka e sono stati, e in alcuni casi ancora lo sono, centri di scambio e confronto e luoghi di produzione e diffusione della cultura letteraria degli ultimi due secoli del millennio scorso. E allora non perderemo certo l’occasione di fare un giro e bere uno straordinario capo al Caffè Tergesteo, al Bar Torinese o al Caffè degli Specchi in Piazza Unità. Dentro, ritmi molto lenti, anziani che leggono il giornale, studenti universitari che si preparano ad un esame, ma anche incontri letterari, mostre o premiazioni. E non è raro incontrare ai tavolini di questi caffè anche alcuni tra gli scrittori contemporanei di Trieste: Paolo Rumiz, Fulvio Tomizza e, in passato, lo scrittore e poeta della minoranza slovena Boris Pahor.

La voce di Joyce e del suo Ulisse ispira anche loro.

Serena Foresi Presidente e Responsabile organizzativa di Bloom