allenare il cervello per raggiungere la gioia
Data di pubblicazione: 20 marzo 2017

Vi ricordate cosa ci ha spiegato Kaira Jewel in tema di gratitudine?

In questi giorni mi è capitato tra le mani un articolo di Repubblica, messo da parte l’anno scorso, che sembra fare al caso nostro e rafforzare le idee espresse, grazie ai risultati della ricerca nel campo delle neuroscienze. Vorrei condividere con voi alcuni spunti.

Addestrare il cervello alla gioia

Imprescindibile punto di partenza è ricordare che la gioia non è frutto di un evento fortunato o della generosità della vita, secondo una visione, secondo me, un po’ naif o quanto meno poco consapevole. Cosa ancor più interessante, la gioia può essere coltivata, addestrando la nostra mente!

Come dimostrano le recenti ricerche, il cervello può essere plasmato ed esserci di aiuto nel coltivare una mente più positiva e aperta. Le tecnologie che consentono di leggere il cervello, in particolare la Risonanza Magnetica Funzionale (FMRI) ed il Brain Mapping (un software applicato all’elettroencefalogramma) ne forniscono le prove scientifiche. Secondo il professor Richard Davidson, dell’Università del Wisconsin, fra i più importanti ricercatori nel campo delle neuroscienze, l’essere umano risponde agli eventi esterni con stili emozionali diversi, che riflettono l’attività di circuiti cerebrali specifici. Un lavoro sulla nostra mente può, quindi, esserci di aiuto, in quanto la neuroplasticità del cervello, ossia la capacità di cambiare forma e funzionamento, lo rende “addomesticabile”, usando un’espressione cara al Piccolo Principe di ‎Antoine de Saint-Exupéry.

Come sfruttare la plasticità del cervello a nostro vantaggio?

Le ricerche dimostrano che coltivare la compassione e la gratitudine, attraverso la meditazione, risulta essere estremamente prezioso. Studi condotti dal professor Davidson su monaci buddisti, tra cui anche Mattieu Ricard, noto monaco francese, e su individui accomunati dal fatto di praticare la meditazione mostrano come coltivare la compassione, cioè la partecipazione alle sofferenze altrui unita al desiderio e all’impegno di essere di aiuto, e la gratitudine, attraverso pensieri di amore, riconoscenza e apertura verso il prossimo e la realtà esterna abbiano effetti fisiologici sul cervello.

Le persone maggiormente felici hanno ad esempio più sviluppata la corteccia prefrontale sinistra e meno sviluppata sia la corteccia prefrontale destra sia l’amigdala, la piccola ghiandola coinvolta in sentimenti di paura, sofferenza e nelle emozioni negative in generale. Dagli studi condotti emerge come la gratitudine, in particolare, abbia effetti benefici anche sul sistema immunitario. Essa migliora l’umore e rafforza la resilienza, ossia la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

I ricercatori hanno concluso che una mente grata produce stati mentali meno influenzati dalla paura e quindi dalla rabbia, dall’ansia, dalle preoccupazioni, aiutandoci, al contrario, a cogliere in ogni situazione gli aspetti positivi, che comunque ci sono. Dal lato scientifico, provare regolarmente sentimenti di gratitudine aiuta a produrre più dopamina e serotonina. Così, come sostiene provocatoriamente il dott. P. Murali Doraiswamy, responsabile del Dipartimento di Biological Psychology presso il Duke Medical Center:

“Se la gratitudine fosse un farmaco, sarebbe uno degli antidepressivi più venduto al mondo!”

Allora, come ci invita a fare Kaira, spostiamo il focus della mente sugli aspetti luminosi della nostra vita e annaffiamo i semi positivi in noi, come suggerisce il Maestro Tich Naht Hanh. Ci sono sempre motivi per essere grati e, anche se non ci fossero, possiamo ricordarci che non è la realtà esterna la nostra fonte di gioia o la causa della nostra sofferenza!*

Serena, responsabile organizzativa di Bloom

*Per chi vuole approfondire l’argomento, suggeriamo di leggere “La vita emotiva del cervello. Come imparare a conoscerla e a cambiarla attraverso la consapevolezza” di Richard Davidson e Sharon Begley, edito in Italia da Ponte delle Grazie.